Incertezza
1. Definizione nel campo dei Futuri
L’incertezza è una caratteristica intrinseca e ineludibile dei sistemi socioeconomici complessi e anticipatori di cui il campo dei Futuri si occupa abitualmente. In contesti incerti, gli sviluppi futuri non possono di norma essere conosciuti, previsti o controllati appieno. Nell’uso comune l’incertezza è spesso percepita come uno stato spiacevole, ma è al tempo stesso una condizione necessaria all’emergenza, alla novità e all’innovazione. Affrontarla, o persino accoglierla, richiede competenze e metodologie specifiche.
2. Definizioni generali
Il Vocabolario Treccani registra l’incertezza come “il fatto di essere incerto”: da un lato la conoscenza insufficiente, o non del tutto fondata, di un fatto; dall’altro la mancanza di certezza riguardo agli esiti che una situazione può avere, che “può evolversi in bene o in male” (Treccani, s.d.-a). Riferita alla persona, indica inoltre uno stato più o meno passeggero di dubbio circa la verità di qualcosa o i futuri sviluppi di una situazione. Il Nuovo De Mauro la registra in modo analogo come condizione di chi o di ciò che è incerto, malsicuro, non determinato (De Mauro, s.d.).
Già a questo livello emergono i due poli che interessano chi lavora con i Futuri: l’incertezza come stato presente di non-conoscenza e l’incertezza come indeterminatezza degli esiti futuri. In contesti di incertezza non è possibile descrivere con esattezza né lo stato presente né l’esito futuro: gli esiti non sono fissati né predeterminati.
Sul versante economico, l’incertezza è l’impossibilità di conoscere in anticipo il verificarsi di eventi futuri o, più in generale, la mancanza di conoscenza che permetta di stabilire quale di una serie di possibili evenienze sia vera; essa è centrale nella teoria della scelta, che distingue le decisioni prese in condizioni di certezza da quelle prese in condizioni di incertezza (Treccani, s.d.-b). È in questo quadro che l’economia colloca l’incertezza in senso stretto, detta anche incertezza knightiana, dal nome di Frank Knight, intesa come assenza di conoscenza quantificabile su un evento possibile, in contrapposizione al rischio, dove le probabilità degli esiti sono invece calcolabili.
3. Etimologia
Il punto d’ingresso dell’etimologia italiana è il lemma stesso. Incertezza è derivato di incerto (Treccani, s.d.-a); incerto viene dal latino incertus, composto del prefisso negativo in- e di certus, “certo” (Treccani, s.d.-c). L’incerto è dunque, in quasi tutti i suoi significati, il contrario del certo.
La radice rivela un legame prezioso per il lavoro sui Futuri. Certus è in origine il participio passato del verbo latino cernĕre, che significa “separare, vagliare, distinguere” e, per estensione, “decidere, decretare” (Treccani, s.d.-d; Accademia della Crusca, 2024). Ciò che è certo è quindi, alla lettera, ciò che è stato vagliato, distinto e deciso; ciò che è incerto è ciò che non è ancora stato separato dal resto né deciso. L’incertezza italiana porta così inscritta nella propria radice l’idea del discernere e del decidere: la stessa famiglia di cernĕre genera infatti discernere e discreto, cernita e certezza. Questo nesso è particolarmente rilevante nel campo dei Futuri, dove è cruciale comprendere dove e come possono essere prese le decisioni.
Per coerenza interlinguistica si può notare che l’inglese certain e il tedesco gewiss condividono lo stesso campo concettuale, e che il sinonimo italiano insicurezza rinvia a sicuro, dal latino securus, ossia “se (senza) + cura”: essere al sicuro è, originariamente, essere senza affanno, libero da paura o dubbio.
4. Ambito dei termini
Il campo dei sinonimi italiani è ampio e si dispone su più piani. Riferiti alla persona troviamo esitazione, indecisione, irresolutezza, titubanza, tentennamento, perplessità e insicurezza; riferiti a una notizia o a un’informazione, dubbiosità e insicurezza; riferiti agli esiti di una situazione, fluidità, imponderabilità, imprevedibilità e, con grado più intenso, aleatorietà (Treccani, s.d.-e). Gli antonimi principali sono certezza, sicurezza, determinazione e prevedibilità. Il termine aleatorietà (dal lat. alea, “dado”) è particolarmente espressivo: rimanda al gioco dei dadi e quindi a esiti governati dal caso ma con probabilità calcolabili, utile a marcare il confine con il rischio.
Diversi termini affini vanno tenuti distinti dall’incertezza. Il rischio non va confuso con essa: in una prima accezione designa una situazione a più esiti possibili di cui si possono calcolare le probabilità (è il caso del lancio dei dadi, distinto dall’incertezza knightiana); in una seconda accezione indica la possibilità di un esito negativo o dannoso, in contrapposizione all’opportunità, di segno positivo. L’ambiguità (da ambi-, “due”) è altra cosa ancora: indica ciò che non è definito in modo univoco e può perciò essere interpretato in più modi. Anche l’ignoranza si lega al non sapere, ma rinvia soprattutto a un atteggiamento di non voler sapere, mentre l’incertezza indica che la piena conoscenza è impossibile. Nella biologia relazionale si usa inoltre impredicativo (da prae-dicare, “proclamare prima”) per indicare un sistema complesso che non può essere descritto in modo completo (Louie, 2019). Il contrario dell’incertezza resta la certezza: l’essere fisso, stabilito, (pre)determinato, come in un fatto o una verità indiscutibilmente accertati.
Nel campo dei Futuri l’incertezza è strettamente collegata alla complessità, di cui costituisce un tratto intrinseco: i sistemi complessi adattivi, emergenti ed evolutivi sono per natura incerti. Da qui il nesso con l’emergenza, poiché non vi è emergenza senza incertezza. A partire dall’Illuminismo, l’incertezza si lega infine alla responsabilità individuale, nella misura in cui le azioni umane possono influenzare il futuro.
5. Fondamenti teorici
Secondo la teoria dell’anticipazione esiste un legame netto tra complessità, impredicatività, incertezza e non piena conoscenza, anche se l’incertezza non è un termine centrale nell’opera di Robert Rosen, Aloisius Louie o Mihai Nadin. La teoria dei sistemi anticipatori di Rosen è qualitativa: le previsioni formulate dai modelli non offrono alcuna certezza quantitativa sul futuro, nemmeno a livello probabilistico (Lennox, 2024, p. 139). Come osserva Poli (2019, p. 12), la complessità dimostra che l’incertezza è inevitabile e che l’approccio basato su comando e controllo è impraticabile.
Anche nella teoria della complessità le matrici di incertezza di Dave Snowden impiegano la triade noto, conoscibile, inconoscibile sull’asse ontologico e noto, sconosciuto, inimmaginabile su quello epistemologico, per stabilire come agire in ciascuna combinazione (Snowden, 2024b). Nell’Handbook of Futures Studies, Snowden conclude che occorre trovare un modo per navigare ciò che è intrinsecamente incerto, non solo per minimizzare il rischio ma anche per cogliere le opportunità man mano che si presentano (Snowden, 2024a, p. 63), dove il rischio è inteso come esito negativo.
Per contro, teorici della complessità come Stuart Kauffman (1995), Manuel DeLanda (2007) o Robert E. Ulanowicz (2009) non fanno un uso prominente dei termini certezza o incertezza. Ulanowicz (2009, p. 138) richiama l’incertezza radicale, ma solo citando Ilya Prigogine per descrivere l’intrinseca imprevedibilità dei sistemi complessi.
La ricerca neuroscientifica indica che il cervello è una macchina per il riconoscimento di schemi, costantemente protesa a prevedere il futuro prossimo: predilige conoscere lo schema in atto e desidera la certezza per rendere possibile la previsione, al punto che anche una piccola dose di incertezza genera una risposta di “errore” nella corteccia orbitofrontale (Rock, 2008). Ne deriverebbe la raccomandazione di ridurre l’incertezza; ma questa riduzione non è l’obiettivo del lavoro sui Futuri, il che spiega perché i partecipanti trovino spesso impegnativi gli interventi orientati al futuro.
Vi sono inoltre paralleli tra musica e interventi sul futuro, poiché entrambi operano con elementi semplici e complessi. Un fattore determinante del piacere musicale è la violazione e la conferma delle aspettative temporali: l’impulso al movimento è massimo per ritmi di complessità intermedia, e questa relazione a U rovesciata tra piacere e complessità ritmica deriverebbe da un equilibrio tra prevedibilità e incertezza (Matthews et al., 2023, p. 1). Nella pedagogia del progetto, una caratteristica chiave consiste nell’affrontare una soglia di incertezza progettuale, avvicinandosi alla quale gli studenti entrano in uno spazio liminale tipico delle discipline creative (Osmond & Tovey, 2015). In sociologia l’incertezza è infine centrale nella “modernità liquida” di Zygmunt Bauman, segnata da cambiamento costante, instabilità ed erosione delle strutture tradizionali (Bauman, 2007): alla società fluida contemporanea, generatrice di un senso pervasivo di incertezza, Bauman contrappone la modernità “solida”, fatta di struttura, prevedibilità e istituzioni durature.
6. Utilizzo nella pratica dei Futuri
La Futures Literacy è la competenza di saper riconoscere quando e come rapportarsi al futuro, e di farlo con l’atteggiamento adeguato. La complessità è il punto di partenza per progettare interventi sul futuro, ad esempio per lavorare con futuri alternativi. Dato il legame tra incertezza ed emozioni come ansia e disagio, particolarmente forte nei partecipanti con un alto bisogno di chiusura, questo rischio andrebbe reso trasparente a organizzatori e partecipanti, spiegando con chiarezza i benefici degli esercizi. La relazione tra incertezza e sicurezza segnala l’importanza di riconoscere tali bisogni nel progettare, per esempio, “spazi sicuri” in cui sperimentare l’incertezza. Certezza e chiarezza, in altre parole, non possono essere prodotte negli interventi sul futuro: l’incertezza può soltanto essere riconosciuta, accettata, tollerata, accolta o persino apprezzata.
La prefazione a Transforming the Future (Miller, 2018, p. xxi) sottolinea che il lavoro sul futuro consiste nell’esplorare come l’umanità possa convivere meglio con l’incertezza e la creatività di un universo complesso e in continua evoluzione. In un capitolo successivo Miller aggiunge che il pensiero complesso ci abilita ad accettare l’incertezza e ad aprirci all’emergere di fenomeni complessi in ogni momento, e che coltivarlo è un modo per trasformare l’incertezza propria del nostro universo da minaccia in risorsa, da forza dirompente in fonte di significato (Miller, 2018, p. 108). Sulla base della propria pratica, Cagnin e Garrido, in Miller (2018, p. 109), invitano ad abbracciare la complessità e a trattare l’incertezza come una risorsa per esplorare nuove possibilità.
La competenza in materia di complessità e incertezza (Bergheim, 2024) di ciascuna persona può essere accresciuta attraverso interventi sul futuro: anzitutto aiutando i partecipanti a comprendere che complessità e incertezza sono tratti intrinseci della vita, e poi esercitandosi nel modo di affrontarle.
Terminologhe: Mariagrazia Berardi, Nicoletta Boldrini (Inglese: Stefan Bergheim)
Per la versione italiana di questa voce sono stati utilizzati strumenti di traduzione e di supporto basati su modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), in particolare ChatGPT (OpenAI) e Claude (Anthropic), a partire dalla versione inglese, integrata e localizzata con fonti in lingua italiana. I risultati sono stati in ogni caso verificati e rielaborati dalle terminologhe umane, che si assumono la piena responsabilità della qualità di questa voce.
Riferimenti
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Futures Glossary © 2026 by Bergheim S. & C. Fraser is licensed under CC BY-NC-SA 4.0