Resilienza

1. Definizione nel campo dei Futuri

La resilienza è la capacità di entità e sistemi di far fronte al cambiamento e ai suoi effetti avversi. Tale capacità può comprendere processi sia anticipatori sia reattivi, attraverso cui entità e sistemi attribuiscono senso al cambiamento e riescono a mantenere, ripristinare o sviluppare modalità operative funzionali o socialmente accettate. Questi processi possono includere meccanismi di resistenza, assorbimento o modifica degli effetti del cambiamento, di adattamento, di auto-trasformazione, o una loro combinazione. Lo sviluppo o il rafforzamento della resilienza è spesso un esito desiderato del lavoro sui Futuri.

2. Definizioni generali

Il Vocabolario Treccani registra la resilienza in tre accezioni: nella tecnologia dei materiali, la resistenza a rottura per sollecitazione dinamica, misurata con una prova d’urto e il cui inverso è l’indice di fragilità; nella tecnologia dei filati e dei tessuti, l’attitudine a riprendere l’aspetto originario dopo una deformazione; e in psicologia, la capacità di reagire di fronte a traumi e difficoltà (Treccani, s.d.-a). In quest’ultima accezione la resilienza è la capacità di recuperare l’equilibrio psicologico dopo esperienze avverse, mobilitando le risorse interiori e riorganizzando in chiave positiva la struttura della personalità.

Dal nucleo fisico-materiale il termine si è esteso a entità e sistemi più complessi. Nelle organizzazioni, nei sistemi e nelle città indica la capacità di prepararsi, resistere o adattarsi agli effetti del cambiamento per mantenere strutture, funzioni e servizi, tornare a livelli di prestazione accettabili in tempi adeguati o ricostruire in modo migliorativo, il cosiddetto build back better (ISO 37123, 2019). Il focus varia con il tipo di sistema: nei sistemi sociotecnici l’attenzione è sui servizi da mantenere o ripristinare rapidamente anche sotto forte stress; nei sistemi socio-ecologici, economici e nelle comunità riguarda invece strutture, funzioni, identità e potenzialità di sviluppo, dove apprendimento, auto-organizzazione e capacità di assorbimento e adattamento contano quanto la resistenza e il recupero (IPCC, 2014, p. 127; Resilience Alliance, s.d.; Stockholm Resilience Centre, s.d.; UNDRR, 2017).

3. Etimologia

Il punto d’ingresso è il lemma italiano. Resilienza è derivato di resiliente, dal latino resiliens, -entis, participio presente di resilīre, “rimbalzare, saltare indietro” (Treccani, s.d.-a; Treccani, s.d.-b). Resilīre è composto di re- e salīre, “saltare”: il senso originario è “tornare di colpo, rimbalzare indietro” e, per estensione, “ritirarsi, contrarsi”. Nel passaggio dal latino all’italiano non si è affermato il verbo, ma il participio presente, resiliente, da cui resilienza (Accademia della Crusca, s.d.).

Contrariamente a quanto la sua recente fortuna lascerebbe pensare, il termine non è un calco dall’inglese: era già attestato in italiano nel XVIII secolo, in senso fisico, come capacità dei corpi di rimbalzare, e a lungo è rimasto un tecnicismo poco diffuso (Accademia della Crusca, s.d.). La radice latina è condivisa dalle altre lingue romanze e germaniche.

Sul piano della non-corrispondenza concettuale tra lingue, è interessante notare che alcune lingue non indoeuropee lessicalizzano la resilienza attraverso immagini differenti: in cinese, per esempio, convivono termini che la rendono come tenacia (韧性), come elasticità o rimbalzo (弹性) e come forza di recupero (恢复力) (Chinese University of Hong Kong, s.d.).

4. Ambito dei termini

La resilienza si dispone tra due poli, la forza e la flessibilità, e va distinta da una famiglia di termini affini. La resistenza, la tenacia e la perseveranza indicano una continuazione ostinata che non cede all’opposizione esterna; la robustezza, con sfumatura più statica, implica durezza e fermezza che escludono modifiche sostanziali sotto pressione. All’opposto, la flessibilità e l’elasticità implicano che il soggetto ceda e si adatti a una forza esterna, ma, a differenza della resilienza, non comportano necessariamente il ritorno allo stato originario né dicono nulla sul livello di funzionalità raggiunto. L’adattamento e l’adattabilità indicano un adeguamento funzionale a un ambiente o a una situazione, che consente di evitare o mitigare i danni e di trarne beneficio (IPCC, 2014, p. 118), mentre la trasformazione descrive un cambiamento più profondo, di livello strutturale, che altera gli attributi elementari di un sistema (IPCC, 2014).

Più recente è il concetto di antifragilità, che descrive la proprietà di un sistema di migliorare il proprio funzionamento in risposta a sollecitazioni dannose: incentrata sul miglioramento, l’antifragilità vuole superare l’idea di resilienza quando questa sia intesa come mero ritorno allo status quo (Taleb, 2012/2013). I contrari della resilienza sono la debolezza e l’incapacità, quando è intesa come forza, e la rigidità, quando è intesa come flessibilità.

Nel Glossario dei Futuri la resilienza è strettamente legata a incertezza, complessità ed emergenza, poiché il cambiamento cui si riferisce avviene in ambienti complessi e incerti e può avere natura emergente; e ad anticipazione, immaginazione e presupposti, perché affrontare il cambiamento richiede processi immaginativi e anticipatori fondati su ipotesi sul futuro. Si lega inoltre alla responsabilità, nel definire quale stato di funzionamento si voglia preservare, creare o ripristinare, e alla previsione, spesso impiegata come via metodologica per sviluppare resilienza.

5. Fondamenti teorici

La teoria dell’anticipazione collega la resilienza ai processi di costruzione di senso anticipatoria. Per Poli, la capacità di anticipare in ambienti complessi può migliorare la resilienza delle società articolando le insicurezze attraverso processi anticipatori, e coltivare le capacità anticipatorie di individui e comunità rafforza la costruzione di senso, le decisioni, la formazione delle strategie e la resilienza sociale (Poli, 2017, pp. 14-15). Analogamente, in Transforming the Future Miller sostiene che sviluppare la futures literacy consente di abbracciare la complessità e di dare senso all’emergere dei fenomeni, e quindi di adottare strategie che migliorano le prospettive di resilienza della specie umana, bilanciando pianificazione e spontaneità creativa, copertura del rischio e diversificazione che accoglie l’incertezza (Miller, 2018a, p. 9; 2018b, p. 22). Nello stesso volume Ehresmann e colleghi osservano che la futures literacy, rafforzando la capacità di comprendere la complessità, facilita una strategia di diversificazione orientata alla resilienza (Ehresmann et al., 2018, p. 66).

Sul piano scientifico, il termine nasce nell’Ottocento nelle scienze dei materiali, per indicare quanta sollecitazione un materiale possa sopportare prima di rompersi (Mallet, 1856). Entra poi in psicologia con Garmezy (1971) e Rutter (1979) e in ecologia con Holling (1973) (McAslan, 2010). Riprendendo Holling, Folke (2016) descrive la resilienza dei sistemi socio-ecologici complessi come la combinazione di tre capacità: persistere, adattarsi e trasformare le proprie traiettorie di sviluppo di fronte al cambiamento. La persistenza si ottiene assorbendo le perturbazioni e riorganizzandosi senza alterare in modo sostanziale la struttura; l’adattamento comporta cambiamenti consapevoli, anticipatori o reattivi, che modificano le interrelazioni interne al sistema e con il cambiamento; la trasformazione diventa necessaria quando la resilienza esistente si è fatta troppo rigida rispetto a condizioni nuove, e consiste nel disgregare le forme di resilienza in essere per costruirne di nuove, verso traiettorie ancora ignote o del tutto inedite (Folke, 2016, pp. 3-6).

6. Utilizzo nella pratica dei Futuri

La resilienza è un esito desiderato del lavoro sui Futuri e dello sviluppo della Futures Literacy. Attraverso l’uso consapevole di diversi sistemi anticipatori si costruiscono immaginari di futuro che rendono sensibili al cambiamento, alla novità e all’emergenza, permettono di attribuirvi senso e aiutano a individuare strategie per orientarsi nell’incertezza e nella complessità. Esempi concreti si trovano nei programmi di Strategic Foresight della Commissione Europea, dell’OCSE e dell’UNDRR, che anticipano tendenze, rischi e discontinuità per orientare le proprie strategie di resilienza, e talora di robustezza (European Commission, 2020, 2025; OECD, 2025; UNDRR, 2017).

Coltivare la resilienza richiede però di considerare tre tensioni. La prima è il trade-off tra resilienza specifica e resilienza generale: la prima protegge parti o dimensioni determinate del sistema da perturbazioni note, un insieme di known unknowns, ma può renderlo più fragile di fronte a shock nuovi; la seconda è più sensibile ai cambiamenti diffusi e graduali e prepara agli unknown unknowns, ma rischia di trascurare le esigenze immediate di entità e sistemi (Folke, 2016, pp. 2, 12-13). La seconda tensione riguarda la definizione stessa di ciò che è resiliente: poiché la resilienza di un’entità o di un gruppo può contraddire quella di altri o quella sistemica, definire un sistema o un percorso resiliente implica spesso una scelta a favore di un gruppo o di un sistema rispetto ad altri (Folke, 2016, p. 6). La terza è il rischio che un’enfasi eccessiva sulla resilienza diventi un punto cieco rispetto alle condizioni e alle cause strutturali degli eventi avversi e alla necessità di un loro cambiamento, cause che possono trascendere l’entità o il sistema considerato (Suslovic & Lett, 2024). Se la prima tensione si affronta con un bilanciamento consapevole e dinamico tra sistemi anticipatori, la seconda e la terza rimandano a questioni politiche più ampie e fondamentali, che chi lavora sui Futuri non sempre può influenzare direttamente.

Terminologhe: Mariagrazia Berardi, Nicoletta Boldrini (Inglese: Alexander Plé)

Per la versione italiana di questa voce sono stati utilizzati strumenti di traduzione e di supporto basati su modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), in particolare ChatGPT (OpenAI) e Claude (Anthropic), a partire dalla versione inglese, integrata e localizzata con fonti in lingua italiana. I risultati sono stati in ogni caso verificati e rielaborati dalle terminologhe umane, che si assumono la piena responsabilità della qualità di questa voce.

Riferimenti

Accademia della Crusca. (s.d.). L’elasticità di resilienza. Disponibile all’indirizzo: https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/lelasticita-di-resilienza/928

Chinese University of Hong Kong. (s.d.). 漢語多功能字庫 [Database multifunzionale dei caratteri cinesi]. Disponibile all’indirizzo: https://humanum.arts.cuhk.edu.hk/Lexis/lexi-mf/

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Holling, C. S. (1973). Resilience and stability of ecological systems. Annual Review of Ecology and Systematics, 4(1), 1–23. https://doi.org/10.1146/annurev.es.04.110173.000245

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Miller, R. (2018a). Introduction: Futures literacy: Transforming the future. In R. Miller (a cura di), Transforming the future: Anticipation in the 21st century. UNESCO/Routledge. https://doi.org/10.4324/9781351048002

Miller, R. (2018b). Sensing and making sense of futures literacy: Towards a futures literacy framework (FLF). In R. Miller (a cura di), Transforming the future: Anticipation in the 21st century. UNESCO/Routledge. https://doi.org/10.4324/9781351048002

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Taleb, N. N. (2013). Antifragile: Prosperare nel disordine (D. Antongiovanni et al., Trad.). Il Saggiatore. (Opera originale pubblicata nel 2012)

Treccani. (s.d.-a). Resilienza. Disponibile all’indirizzo: https://www.treccani.it/vocabolario/resilienza/

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United Nations Office for Disaster Risk Reduction. (2017). Resilience. In The Sendai framework terminology on disaster risk reduction. Disponibile all’indirizzo: https://www.undrr.org/terminology/resilience

Cite this entry:
Berardi, M., Boldrini, N., & Plé, A. (2026). Resilienza. In M. Berardi, N. Boldrini, S. Bergheim, & C. Fraser (Red.). Glossario dei Futuri. ZGF. https://futuresglossary.net/term/resilience/it
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